venerdì, 01 dicembre 2006

Piove, e Dan ci ha obbligati ad un allenamento extra sotto la pioggia. Dice che serve per affinare le nostre capacità. Certo, come no.
Siamo sotto ad un vero e proprio acquazzone, i capelli legati nella lunga treccia, ora giacciono in fili scomposti sul mio viso e il manico della mia scopa è estremamente scivoloso. Per non parlare, poi, della poca visibilità. Ma tanto, che ci frega.
Da quando in squadra ci sono anche Frankie e Morgana giochiamo malissimo. Quei due passano i tre quarti del loro tempo a farsi gli occhi dolci senza pensare al gioco. Sono disgustosi.
Stringo forte la Pluffa sotto il braccio destro, mentre cerco di giungere in prossimità della porta, la visibilità è scarsa, ma riesco ad intravedere le figure di Frankie e Morgana che si scambiano un “dolce” bacio sotto la pioggia, una tremenda rabbia mi ribolle nelle vene:
«Holmes!Prendi!» rivincita personale. Colpita e affondata. Il detto è sempre quello: “chi dorme non piglia pesci”. 
Vedo Morgana che si gira verso di me con sguardo truce, mentre con una mano cerca di tamponare il fiotto di sangue che le sgorga dal naso. Frankie, accanto a lei cerca di darle una mano, mentre dall’altra parte del campo sento il fischio di Dan che interrompe la partita.
Il ragazzo si avvicina ai due per accertarsi delle loro condizioni, in una frazione di secondo vedo il suo sguardo posarsi su di me colmo di rabbia, poi torna ad occuparsi della povera-piccola-Holmes-sanguinante/moribonda, accompagnandola negli gli spogliatoi.
Manon li raggiunge poco dopo, così come gli altri componenti della squadra, mentre Dom mi si avvicina a cavallo del suo manico di scopa.
«Aeth che è successo?» mi chiede.
Non rispondo, volando in picchiata verso il basso. Mi dirigo verso gli spogliatoi, con la Petitclaire che mi raggiunge.
«Aeth!Cazzo, ti vuoi fermare?» mi urla stizzita.
«Dom, cosa vuoi che sia successo?!Ho lanciato la pluffa a Morgana che, logicamente, era intenta a tubare con il suo ragazzo in piena partita, il risultato è che la Holmes ha il naso rotto, e non è stato propriamente un caso.»
Dom si ferma in mezzo al campo.
Poi un sorriso le compare sul viso e mi raggiunge nuovamente.

Esco stizzita dagli spogliatoi, dove Dan ci ha trattenuti per una buona mezz’ora con una delle sue belle strigliate. Indovina un po’, rivolta principalmente a me.
«Aethereally Vìemeére.» il mio nome, scandito lettera per lettera da quello che dovrebbe essere il mio ragazzo, mi giunge alle orecchie con tono freddo e distaccato.
Stringo i pugni, fino quasi a conficcarmi le unghie nel palmo della mano. “Respira, Aeth, respira”.
Mi volto lentamente, trovandomi davanti il viso imbestialito di Daniel.
«Aeth, non ti permetto di andartene all’improvviso nel bel mezzo del discorso!»
«E dimmi, Dan, cosa dovevo sentire ancora?!Come ti difendi il tuo amico e la sua» una smorfia mi si dipinge sul volto «ragazza?».
Un improvviso calore divaga su tutta la mia guancia sinistra, mentre fisso confusa la mano sospesa a mezz’aria di Daniel. Mi guarda pentito del gesto compiuto, ritirando il braccio.
Non aveva mai alzato una dito su di me. Mai.
Mi fissa per un’ altra manciata di minuti, poi la rabbia torna a ribollire nelle sue vene e riprende a parlare.
«Sei una bambina, Aeth! Diamine, hai sedici anni, volete crescere tu e Domitille?! Non potete continuare a comportarvi così! Non nella mia squadra! Se ho fatto di tutto per avere Frank e Morgana c’è un motivo, così come, a suo tempo, ci fu un motivo per cui non mossi un dito quando avvelenaste i tre quarti dei Thestrals per dare a Domitille il posto di Cercatrice! E ora, non vi permetto di rovinare la fatica di cinque anni sprecati ad allenare una squadra di incompetenti che non riescono ad avere un minimo di rapporto tra di loro! Vi state comportando come delle ragazzine dell’asilo. E so per certo, o almeno spero, che non siete così. 
E’ tempo di superare i vostri rancori, almeno all’interno della squadra cercate di sopportarvi, non dico di diventare amiche, ma, cazzo Aeth, un minimo!».
Si ferma, il suo petto si alza e si abbassa velocemente.
Continua a fissarmi.
«Sei un’immatura.»
Sbam.
Questa volta sono io ad essere stata colpita ed affondata.
Sento gli occhi pizzicare avvertendo quella sgradevole sensazione di bruciore, sento distintamente le lacrime che premono per fuoriuscire.
La vista mi si appanna.
Una mano ancora poggiata sulla guancia.
«Tu…tu li difendi sempre, Dan! Guarda in faccia alla realtà, da quando ci sono loro in squadra non combiniamo mai niente. Dom continua a beccarsi Bolidi addosso perché conta solo su un battitore, Morgana fa tutto, fuorché pensare alla Pluffa. E stanno sempre lì a sbaciucchiarsi.»
Urlo tutto d’un fiato, non rendendomi conto che le calde lacrime hanno superato la barriera e hanno inondato le mie guance. Singhiozzo leggermente.
«Aeth sono fidanzati!»
«Anche noi lo siamo, ma non passiamo tutto il tempo a baciarci!Non sul campo di Quidditch, almeno!»
Mi volto di scatto, cominciando a correre, sento Daniel chiamarmi, ma non mi fermo, non di nuovo.
Non sopporto piangere, odio piangere. Odio le lacrime e odio farlo davanti a lui.
I tacchi delle mie scarpe rimbombano sonoramente sul pavimento di pietra in quei corridoi vuoti, mentre imperterrita continuo la mia folle corsa.
Oltrepasso il grande portone, avvicinandomi ad un salice piangente poco distante dalle rive del lago.
Ha smesso di piovere e i primi fiocchi di neve hanno cominciato a cadere.
Lentamente mi lascio scivolare lungo il tronco dell’albero, ritrovandomi accovacciata su me stessa.
Le braccia a cingere le gambe e la testa nascosta in esse. E nuove lacrime che scorrono sempre più veloci.

Aethereally dripped at 22:21
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lunedì, 27 novembre 2006

giovedì, o2 Novembre 2oo6, ore 23:52

Esco dalla stanza che divido con la Bouringer trattenendo a stento le risate, sulle scale che portano alla Sala Comune dei Thestrals incontro Domitille, che mi guarda in malo modo, cercando di capire il perché del mio viso stranamente rosso.
«Aeth!Si può sapere che diamine ti prende?!»
Le indico di fare silenzio mentre la afferro per un polso trascinandola oltre la nostra sala comune.
«Ma dico!Mi vuoi lasciare?!» mi urla spazientita la mia amica.
Mi fermo tutta d’un botto lasciandola, poi mi giro verso di lei, una boccata di aria per mandar giù le risate e…«un piccolo scherzo alla Bouringer!»
Un sorrisino divertito si dipinge sulle labbra della Petitclaire.
«Di che genere?!»
«Oh nulla…avrà solo qualche tinta in più»
Dom mi guarda stranita. «Un piccolo scherzo ai capelli, nulla che, purtroppo, non potrà risolvere entro stasera. Ma è Halloween, giusto?!Approposito!Buon Halloween Dom!» sorrido, afferrando un pacchetto di dolcetti dalla borsa, porgendoglieli.

This is Halloween!This is Halloween!

Cammino per i lunghi corridoio di Beauxbatons canticchiando questo motivetto. Sono stranamente di buon umore...e questa mia ilarità è dovuta soprattutto a questa festa: Halloween. L'adoro...forse una delle mie feste preferite, se non la prima.
Mi blocco un secondo, attraversata da un ricordo balenato alla mente, così all'improvviso: la festa di Halloween dell'anno precedente.
Ma così come è arrivato lo allontano dalla mia mente. Riprendendo a camminare fin quando prese alla sprovvista mi sento trascinare per un polso in una delle aule di quel corridoio. Stavo quasi per perdere l'equilibrio.
«DAN!» urlo sorpresa. «Ma che diamine ti è preso?!Mi hai spaventata a morte!»
Un sorrisino beffardo gli si dipinge sul volto, ma non risponde alla mia domanda continuando a fissarmi. Poi scoppia a ridere.
«Aethy» sorride sapendo che quel nomignolo mi fa andare in bestia, poi torna a fissarmi «hai proprio deciso di essere in tema con i colori di Halloween?!» dice riferendosi alla mia gonna nera, la maglia a righe nere e arancio e i capelli intrecciati con fili degli stessi colori.
«Ma che antipatico che sei!» sorrido spingendolo via da me e voltandomi nuovamente verso la porta per uscire fuori.
«Ehy!'spetta un pò!» mi afferra per il polso facendomi girare, poi da dietro la schiena caccia una rosa bianca porgendomela.
«Ci vieni con me al ballo, stasera, vero?»
Lo guardo stupefatta, che razze di domande sono?!
«Ma certo scemo!»
«Bè...meglio chiedere, sai com'è!»
«Ma se sono la tua ragazza?!Sei tutto scemo...» sorrido portandomi la rosa al viso per sentirne il profumo. «Approposito...carino lo scherzo...direi che Manon se l'è presa particolarmente!»

«Dom!» urlo spazientita gettando l'abito che devo indossare la sera sul letto della Reinassance.
Cambio stanza, Eugenie è andata a prepararsi con la Man nella nostra camera, e io sono venuta di qui con Seline.
«Ti vuoi decidere ad uscire da quel bagno?!»
«Cazzo Aeth!Spetta ancora due secondi!Ho quasi finito!»
«Ma ci stai da mezz’ora» urla spazientita anche Seline, mentre la porta del bagno di apre rivelando la figura della Petitclaire.
Quest’anno vestito arrangiato all’ultimo secondo, cucito con pezzi di stoffa ricavati qua e là.
Recupero il cappello a punta dal letto e mi giro per dare un ultimo sguardo allo specchio.
Il vestito corto nero che indosso è strappato in più punti, ha le maniche lunghe che procedono ben oltre la mano terminando in pezzi di stoffa sconnessi, e una gonna corta più lunga su un lato, sempre con taglio irregolare. Calze, stivali e cappello, grande fantasia Aeth. Vestita da strega.
Con un tocco della bacchetta sistemo le ultime ciocche di capelli resi lisci poi torno a voltarmi verso le mie compagne.
Dom ha già preso i regali, così la imito recuperando dalla borsa i tre bracciali che ho fatto con delle perline colorate, non è un molto, ma quest’anno niente gita alla Città delle Rose, ergo niente regali.
Gabriel era già lì, in fondo alle scale del nostro dormitorio che aspettava Dom, Seline sarebbe andata al ballo con uno del settimo che nemmeno conosco, e io…entrerò in sala da sola, siccome Dan sarà sul palco a suonare con ciò che ne rimane dei Black Roses.
Un senso di nausea mi assale quando le note della canzone scritta da Dom mi giunge alle orecchie storpiata dalla voce di Morgana, uno sguardo veloce a Dan che mi strizza l’occhio e poi, lentamente mi dirigo verso il buffet, scontrandomi per sbaglio con una ragazza dai lunghi capelli corvini e gli occhi di un turchese intenso. Mi fermo a guardarla e sorrido, Martyl, la ragazza di cui mi parlò Dom l’altro giorno al lago.
Stava per rivolgermi la parola quando un ragazzo dagli occhi verdi le si avvicinò trascinandosela via.

«Ti prego Aeth…sono stanco!» mi supplica Dan mentre cerco di trascinarlo in pista.
«Ma certo…sei stato tutto il tempo sul palco a suonare e ora nemmeno un ballo?!» gli metto il broncio incrociando le braccia e voltando il viso, per un secondo intravedo lo sguardo di Manon infuriata, i suoi capelli tornati normali, ma con qualche ciocca arancio acceso ancora ben evidente, sorrido riportando lo sguardo sulla tavolata dei Thestrals, Dom e Gabriel parlano allegramente, Seline, un po’ brilla dall’altra parte del tavolo conversa con uno del settimo e Dan che rassegnato si è alzato per ballare, quando un urlo interrompe tutti i nostri discorsi.

 

Aethereally dripped at 21:39
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lunedì, 27 novembre 2006

martedì, 17 Ottobre 2oo6, ore 17:51

Fuori pioveva, le prime piogge autunnali, quelle fini piogge d'ottobre che non hanno nulla a che vedere con le solite tempeste invernali...
E a lei piaceva la pioggia. L'amava, adorava quella sensazione di pulito che lasciava dopo e quell'odore di terra bagnata.
Allungò una mano oltre la ringhiera della torre di Astronomia, permettendo alle piccole gocce di disegnare sul suo palmo indescrivibili tracciati terminanti in una folle corsa verso il basso, sospinte dalla gravità.
Una risata poco udibile la fece voltare di scatto verso la porta.
«Sapevo che ti avrei trovata qui 'ther!»
Un lieve sorriso increspò le labbra della ragazza, che tornò a voltarsi verso il panorama.
«Ehy...» fu l'unica risposta che diede, anche se sembrava più rivolta al vento che a lui.
«Possibile mai che ogni tanto sparisci dalla circolazione?!Ah, Dom ti cercava, sembra che ti dovesse dire una cosa molto importante.» si avvicinò anche lui alla ringhiera, osservando prima il volto pallido e perso della sua ragazza e poi verso l'orizzonte, cercando di individuare cos'era che aveva rapito lo sguardo di lei. «Ma...mi stai ascoltando?!» chiese infastidito, girandosi verso la ragazza rimanendo, però, ancora poggiato al parapetto.
«Più o meno, Dan.»
«Cos'hai?»
«Pensavo.» fu la sua risposta secca.
«Ancora a Kyla?O ad Alannah?»
«A questo e a quello...guarda.» tese il braccio verso il basso, indicando un punto imprecisato molto prossimo al lago nero.
«Il lago...» disse piano, mentre nella sua mente si riformavano velocemente le immagini dell'anno prima: Morgana, il mostro...Frankie, il coma...
Scosse piano il volto tentando di cacciare via quei ricordi.
«A cosa stai pensando Aeth...?All'anno scorso?»
«No...» sospirò, decidendosi finalmente a guardare in viso il ragazzo.  «...o almeno, non solo a quello. Anche a ciò che dice Alannah, alle donne che ha visto: alle Banshee, alla morte di Kyla.»
«Credi a quello che dice lei?Nella scuola sono in pochi a crederle, la maggior parte l'hanno presa per una visionaria, e di certo Madama Maxime non l'ha aiutata di molto, evitando palesemente l'argomento. Dicono che le Banshee siano solo una leggenda.»
«Mh...forse, ma non ne sarei sicura. Qualche anno fa, quando io e la Dom facemmo sparire tutti i libri dalla Biblioteca, ricordo di averne visto uno in particolare che mi colpì e ne sfogliai qualche pagina...e trovai qualcosa riguardo all'argomento. Non credo che sia semplicemente fantasia. E credo veramente che Alannah le abbia viste.»
«E cosa centra il lago?»
«Che tutto accade sempre nei pressi di quell'enorme massa d'acqua. E...lo ammetto, c'è qualcosa che mi spaventa, che mi terrorizza in tutto questo, si...proprio così. Aethereally teme qualcosa che non conosce. E questa senzazione mi dà fastidio, mi opprime.» un brivido di freddo le percorse il corpo, facendola tremare, Daniel dovette accorgersene, perchè le poggiò inzialmente le mani sulle spalle minute frizionandogliele e poi se la tirò a sè stringendola in un abbraccio protettivo.
«E' normale avere paura, certe volte, non sei un mostro e il timore fà parte delle qualità dell'essere umano.»
__

«Bouringer!QUesta convivenza forzata è difficile da accettare e fidati, se avessi potuto me ne sarei andata via prima, ma non hai nessun diritto di mettere le tue zampaccie sulla mia roba.» esasperata si girò verso la ragazza bionda, seduta comodamente sul suo letto.
«Vìemeére, piccola ed ingenua Vìemeére, ti ricordo che quello è anche il MIO armadio!»
Esasperata, infastidita, no...non avrebbe retto ancora per molto quella convivenza, quando poteva fuggiva da quella stanza, ma davvero. Non poteva vederla. Non la sopportava.
«Piccola ed ingenua lo dici a qualcun'altro...Non ti permettere più di parlarmi in quel modo, prima che dovrai ripoortare il tuo bel culetto nuovamente in infermeria per farti curare quel nasino rifatto da Madama Cecile, perchè ti giuro, sto per rompertelo di nuovo!».
No...davvero. Stava superando il limite. Era tornata da poco nella stanza e si era ritrovata tutti i suoi vestiti sparsi sul letto e l'armadio, che purtroppo aveavano in comune, totalmente occupato dalla moltitudine di panni della Bouringer.
Urgeva una soluzione.
Si avvicinò all'armadio, staccandone un piccolo pezzo di legno che trasfigurò in un nuovo armadio di ugual grandezza. Forse, ogni tanto, applicarsi in Trasfigurazione era servito a qualcosa.
«Ma brava...non pensavo sapessi usare la bacchetta!»
NO!Basta. Adesso andava là e le rompeva il naso.
Fu fermata in tempo dallo bussare alla porta, poco dopo apparve la testolina bionda della Renaissance.
«Man, vieni, ti cerca tuo fratello!»
Salvata in estremis.
Poco dopo abbandonò anche lei la stanza, recandosi nella sala comune.
Dom era lì, si avvicinò lentamente sedendosi vicino a lei sul grande divano.
«Dan mi ha detto che mi cercavi, cosa c'è?» la ragazza si girò di scatto quasi sobbalzando, doveva essere sovrappensiero.
«Ehy...ma dove ti eri cacciata?»
«Un pò quà e un pò là.» disse con noncuranza, ma la sua risposta doveva aver infastidito la Petitclaire che la osservò con sguardo truce.
«Ero alla torre di Astronomia, Dom, dove potevo essere?!»
«Si vabbè, dai vieni, ti devo far vedere una cosa.»
Venne afferrata per un polso e trascinata via, oltre la Sala Comune.
Nel corridoio, però, si fermò di scatto, vedendo arrivare la Cairealláin dalla parte opposta alla loro.
«Ehy...si può sapere che hai?»
«Voglio sapere cosa c'è davvero sotto, Dom...voglio saperne di più.»
«Ma di cosa?» chiese incuriosita.
Ma l'amica non rispose, avviciandosi alla ragazza dai capelli rossi.

21:34
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lunedì, 27 novembre 2006

domenica, 17 Settembre 2oo6, ore 17:38.

Ed eccoci di nuovo qui. Bentornata Aeth. Anno nuovo e circa un milione di raccomandazioni sulle spalle. Julianne mi ha fatto una ramanzina chilometrica prima di lasciarmi salire sulla carrozza con ancora velata negli occhi la rabbia per la sospensione ricevuta a fine anno scorso.
Già, la sospensione a causa di ciò che accadde alle Primaverili. L' unica volta in cui, per davvero, io e la Dom non avevamo fatto nulla.
Ma logicamente la colpa per tutto ciò che accade in questa scuola và a noi. Come sempre, e a causa della mia sospensione mi sono giocata le vacanze con la Dom con l'aggiunta di una bella litigata con mia madre e tre mesi di reclusione.
La litigata con Julienne è stata davvero tremenda: urlarle contro che lei e Daniel non sono i miei veri genitori e che di conseguenza non avevano il diritto di punirmi è stata la più grande stronzata che potessi fare. Brava, un grande applauso Aeth, gran bella sparata.
Avanzo verso il piccolo ed elegante castello che si erge davanti a me, mentre con lo sguardo cerco gli unici due volti amici tra la folla di ragazzi che si riuniscono intorno al portone principale.
Vedo la Dom impegnata a parlare con Madama Maxime e mi blocco, aspettando che la grande donnona vada via, non ho voglia di ascoltare ancora le sue ramanzine, non ora almeno.
Poco dopo la preside và via ed io corro incontro alla mia amica abbracciandola di slancio.
«Aeth, ma che cazzo piangi?» solo in quel momento mi accorgo che sto piangendo.
«Ehy Dom!Mi sei mancata così tanto!» mi sciolgo dal nostro abbraccio mentre intravediamo anche Seline che ci viene incontro con un gran sorriso stampato sul volto!

Sbatto con forza la porta dello studio della preside.
Rabbia, cieca e tremenda rabbia.
Dico, da dove sono uscite queste disposizioni a coppia per le stanze? Dove sono finite le grandi camerate dell' anno scorso?
E poi perchè proprio lei mi doveva capitare? Avrei accettato tutti ma non lei, non la Bouringer.
Finiremo col prenderci a capelli.
«Sarà meglio così, colmerete le vostre divergenze»
Divergenze? Me le chiama semplici e banali "divergenze"?
Per la barba di Merlino, che rabbia.
Spintono un primino che sta entrando nella nostra sala comune, guadagnandomi un' occhiataccia da parte della Fleurdhiver che passa proprio in quel momento là davanti. Non le dò il tempo di parlare, entro dentro e mi lascio cadere pesantemente sul divano di tessuto viola affianco alla Dom che mi guarda male. 
«Che cazzo hai Aeth?»
«Niente, la Bouringer, non la sopporto non mi và di averla in stanza. Un modo ci deve pur essere per tornare in stanza insieme.»
«Può...»
La voce della Dom viene interrotta dall'arrivo di una ragazza del quinto dai capelli rossi. Sembra sconvolta.
Si ferma giusto il tempo di riprendere fiato poi tra un sospiro e l'altro riesce a mormorare:
«P-presto....cor-correte!» le ultime parole furono chiare a tutti «un cadavere nell'aula di POZIONI!»

21:25
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lunedì, 09 gennaio 2006

Se ne stava rannicchiata su una di quelle stupide poltrone viola della sua sala comune, quella accanto alla finestra. Osservava l'intemperie del cielo e...aveva una gran voglia di urlare a squarciagola e squarciare tutto come quei violenti fulmini seguiti da quei tremendi boati. Non ne capiva realmente il motivo, sapeva solo che voleva farlo. Urlare....aveva qualcosa che la bloccava da un paio di giorni e non riusciva a capirne il motivo. L'ultima settimana di vacanze si era rintanata da tutto e tutti evitando persino Domitille. E con lei anche Daniel.
Aveva bisogno di stare sola. Sapeva di essere strana certe volte, assumeva degli atteggiamenti totalmente assurdi eppure, anche sapendolo, non faceva nulla per evitarlo.
La famosissima partita di Quidditch, per la quale era stato alzato un polverone era stata sospesa. Causa tempo. E diciamo che questo era un altro punto che la deprimeva. Aveva bisogno di salire su quella dannatissima scopa e sfogarsi sentendo il vento che le graffiava il viso. E la pioggia che le puliva l'anima.
Inoltre Dan, come capitano dellla squadra, aveva deciso che i Thestrals sarebbero stati divisi in due squadre,  in modo da poter far giocare tutti e non creare troppa confusione.
E aveva lasciato a lei l'incompenso di avvertire alcune persone, tra cui Labelle, quella del settimo.
Ma dopo sei giorni non si era ancora avvicinata a lei, e sapeva che questo non era il momento adatto. L'avrebbe trattata male, come stava facendo un pò con tutti e infondo le dispiaceva, già la maggior parte delle ragazze della casa l'avevano insultata, non aveva voglia di mettercisi anche lei.
E la cosa la stupì profondamente, non avrebbe mai fatto così. Dov'era finita la sua caparbietà e il senso di superiorità che l'avevano caratterizzata da sempre?Che fine avevano fatto?Sembrava che dopo l'incidente con Morgana, Daniel e Frankie, queste sue, diciamo, qualità, si erano affievolite, lasciando spazio ad una profonda desolazione, infondo era una parte di lei che momentaneamente si era sopita.
Con un rapido scatto si alzò dal suo piccolo rifugio sfrecciando per tutta la sala comune, non badando all'occhiataccia che le rivolse Domitille mentre parlava con Seline, uscì fuori, correndo per i lunghi corridoi fino ad arrivare al grande portone principale, che oltrepassò noncurante della pioggia fitta che la bagnava dirigendosi verso il campo di Quidditch.
Afferrò la sua scopa e senza nemmeno preoccuparsi di cambiarsi la cavalcò, sfrecciando in aria, seguita dopo poco dalle palle che aveva incantato per inscenare una semi partita, in modo da potersi allenare.
Era zuppa, il jeans e il maglione nero fradicio, i capelli divisi in lunghi fili che le ricadevano, azzeccandosi, sul viso in tutta la loro lunghezza. Ma continuava a stare lì. Non le importava di beccarsi una seria influenza, nulla aveva importanza ora. Era come se fosse caduta in trance, se tutto ciò che la circondava non esistesse. Solo lei e la scopa, niente vento, niente pioggia, nulla. Come in un'altra dimensione.
Non seppe per quanto tempo rimase lì, ma dal calare del sole constatò che erano passate sicuramente due buonissime ore, era quasi buio.
«Sei una stupida» una voce alle sue spalle la colse di sorpresa, facendola sbandare pericolosamente con la scopa.
«Cosa vuoi Dan.»
Il ragazzo le si piantò davanti in sella alla sua scopa, non permettendole nessun movimento, siccome, ogni volta che lei provava a spostarsi lui la placcava.
«Aeth, si può sapere che diavolo ti prende?Sono due ore che ti cerchiamo e guarda come sei conciata!Ti prenderai un accidenti» dovette urlare più forte le ultime parole a causa di un forte boato.
«Scendi»
Rimase in silenzio. Mentre leggere lacrime le solcavano il viso pallido e congelato. Perchè piangeva?Perchè quelle stupide lacrime avevano infranto ogni barriera?Piangere era segno di debolezza e lei non voleva sembrare debole e poi non aveva nulla per cui piangere, non era successo nulla.
Ma non riusciva a smettere, a frenare quella gocce d'acqua che si mischiavano alla pioggia.
Scese lentamente quasi senza accorgersene , seguita dal ragazzo. Quando atterrò aveva uno sguardo vacuo, spento. Perso nel vuoto.
Daniel la prese per mano conducendola negli spogliatoi, lei si lasciò trascinare e quando arrivarono lui gli poggiò sulle spalle tremanti il mantello che aveva lasciato lì poco prima, prendendogliele a frizziolare con le mani.
«Aeth, che ti succede?»
Continuò a non rispondere, appoggiandosi alla parete e lasciandosi scivolare fino a toccare terra, mentre quelle fastidiossissime lacrime continuavano imperterrite il loro tragitto.
«Io....non lo so. Non sono all'altezza di tutto ciò.»
Era possibile?Era concesso, a volte, abbattere le proprie difese e mostrarsi debole?Era possibile?
«Che cosa intendi?»
Ma questa volta, davvero, non ebbe risposta.

La scuola era ricominciata regolarmente, camminava con Domitille dopo un'estenuante lezione di trasfiguarazione con la professoressa che più odiava al mondo.
Poco dopo, la Petitclaire maggiore la lasciò sola per delle faccende che doveva sbrigare e si ritrovò, nuovamente a percorrere quei corridoi senza una meta precisa.
Era avanti alla porta della Biblioteca e decise di entrarci....infondo, non avendo nulla di meglio da fare, decise di inziiare a studiare per le lezioni successive, ma tutti i suoi buoni propositi andarono a monte quando intravide la sagoma di una ragazza dai lunghi capelli neri seduta ad un tavolo.
Era ora....o adesso o mai più.
«Posso?» chiese rivolta a Labelle.
«Fa come vuoi.»
Si sedette, restando per un minuto in silenzio.
«Senti, forse non sono la persona più adatta a dirtelo, ma stanno organizzando quella famosa partita di Quidditch alla quale volevi partecipare e, bè , il capitano della squadra ha deciso di dividerci in due gruppi, di modo che tu possa essere la Cercatrice di una delle due squadre, senza andare in conflitto con Domitille. Per le partite normali....bè....lì sarà più difficile, dato che le squadre sono già state formate da un pò e c'è voluto un bel pò per avere Dom in squadra, quindi non penso che cederà il posto»
«Non mi interessa.»
Aethereally la guardò stupita.
«Non mi interessa delle vostre stupide partite di Quidditch, di questa scuola e di voi.»
La ragazza dai freddi occhi azzurri chinò momentaneamente il capo.
«Non...infondo non siamo così cattive e perfide come ci dipingono»
In risposta l'altra ragazza la guardò con sguardo ancor più stupito, se possibile, mentre un leggero ghigno le si dipingeva sul volto.
«Ah no?»
«No....possiamo essere la peggiore casa che esista qui, ma abbiamo un cuore e a differenza di come credono molti, non è di pietra, e che ci creda o no, sappiamo essere accettabili, con tutti i nostri difetti. Ma infondo, chi è che non ha difetti?E poi....renditene conto, anche tu sei dei Thestrals e se sei stata smistata in questa casa c'è un motivo. Comunque, fa come vuoi, se ti interessa la partita si dovrebbe tenere sabato prossimo. Una semplice amichevole, giusto per allenarci un pò.»
E detto questo si allontanò prendendo alcuni libri da qualche scaffale e poggiandosi ad un tavolo poco lontano.

Aethereally dripped at 22:42
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venerdì, 30 dicembre 2005

La sera del cenone è ormai passata, finita. Una cosa in meno a cui pensare.
Torniamo in camera, io e Dom insieme, lei si getta sul letto ancora colmo di vestiti mentre io mi limito ad imitarla.
Sfilo il bastoncino che avevo usato per legare i lughi capelli, non mi ero accorta di come erano cresciuti e ora che li tenevo lisci si notava di gran lunga la differenza.
«Resto qua.» mi alzo sui gomiti per osservare meglio la ragazza sull'altro letto.
«Come?»
«Si....resto qua. Non mi va di lasciarti sola. Il Natale, ormai, lo passiamo sempre insieme.»
«Fa come ti pare.»
Sorrido. Era un grazie?
«Stronza» presi un cuscino al mio fianco e glielo lanciai addosso.
«Ehy Dom?»
«Mhh?»
«Con Alex?»
«Va.»
«Che diavolo di risposta è va?»
Ma in quel momento la porta del dormitorio si spalancò dando così l'accesso al mitico trio.

+.+.+

La finestra nella stanza è spalancata, i piccoli fiocchi di neve entrano leggeri poggiandosi sul pavimento in marmo.
Mi avvicino allo strumento, carezzandone la superficie. Da quando Dan mi portò in questa stanzaci entro ormai quasi ogni giorno.
Alzo il coperchio, permettendo alla luce di battere su quei tasti così candidi, sedendomi di fronte ad essi.
E' divertente notare quanto il colore della mia pelle si avvicini al bianco latte di quei tasti.
Mi scappa un sorriso, mentre con le mani faccio pressione su quei rettangoli.
Socchiudo gli occhi e inizio a suonare. Qualcosa che non appartiene a nessuno. Solo a me, semplicemente le mie emozioni che si imprimono su un pentagramma e che riporto su quel piano.
Una cosa inventata. Un paio di accordi messi insieme e un alternarsi continuo di toni alti, aspri e bassi.
Quella melodia rispecchia pienamente il mio animo, a volta mi sento così felice e a volte così giù.
Dovrei sorridere alla vita, ma non so perchè il Natale mi deprime.
Sarà perchè lo odio...o cos'altro. Adoro l'inverno ma odio il Natale.
Non mi rendo conto che la porta della sala prove si è aperta, qualcuno mi poggia le mani fredde sugli occhi facendomi sobbalzare. Mi volto di scatto, ritrovandomi il viso di Daniel a pochi centimetri dal mio.
«Sei uno stupido»
Non mi risponde avviciandosi a me e dandomi un lieve bacio a fior di labbra.
«Che suonavi?»
«Niente»
«Quello non era niente»
«Non lo so....note a caso...»
«Era bello!»
«Dici?»
«Si....mi piaceva.» sorrise abbracciandomi da dietro e poggiando il suo mento sulla mia testa.
«Dovresti riprendere a suonare»
«Non mi va.»
«Sei una stupida!»
«Lo so!Ma è per questo che ti piaccio!»
Torno a poggiare le mani sulla tastiera improvvisando qualche altra nota.
«Ti cercavo...» riprende lui, nell'attimo in cui mi fermo.
«Ah si?!Cosa volevi?» questa volta mi alzo obbligandolo a fare lo stesso.
«Devo volere per forza qulacosa?» un sorrisino beffardo gli si dipinge sul volto. Ma in risposta ha solo uno sguardo indagatorio da parte mia.
«Ok..Hai vinto!Organizzavamo una partita a Quidditch sotto la neve, ti va di partecipare?»
«Certo!Vado a chiamare Dom!»
«Vi aspetto al campo!»

Aethereally dripped at 19:43
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martedì, 20 dicembre 2005

«Secondo te riusciranno a dimenticarsi di tutto quello che abbiamo fatto?»
La domanda che mi porse Dom qulche giorno fa continuava a ronzarmi nella mente....riusciranno mai a dimenticare?Si, le acque si sono calmate, ma...è ancora tutto così strano, sarà per questo che ho sempre cercato di evitare Daniel da quando la piccola Angie ci ha interrotto. E penso che avrei continuato ad evitarlo se quel giorno non mi avesse beccata in Sala Grande con Domitille.
«Aeth, posso parlarti?» chiese il ragazzo dopo averci salutato, mi voltai verso la mia amica che mi incitò a seguirlo e così mi alzai.
«Vieni...» sussurrò Reeves afferrandomi delicatamente il polso, lo seguii senza obbiettare, ormai era arrivato il momento della verità.
Mi portò fino alla stanza per le prove del gruppo, il nostro ex gruppo...i Black Roses, senza pensarci mi diressi al piano in fondo alla sala, era da una vita che non mi ci avvicinavo e mi mancava davvero molto il suo suono, mi sedetti ed iniziai a premere qualche tasto a caso, con il capo chino, aspettando che Daniel parlasse.
«Da quant'è che non vieni qui?» sussurrò sedendosi accanto a me.
«Da molto» poggiai anche la seconda mano sul piano «da quando io e te....bè, si, da quando ci siamo lasciati.»
Quasi senza volerlo le mie mani si inziarono a muovere su quei tasti alternando note dolci e poi amare, pesanti. Un susseguirsi di suoni che creavano una strana melodia, un toccare senza uno schema preciso dei tasti neri e poi bianchi. Troppi ricordi erano legati a quella melodia, ad una delle canzoni che preferivo tra le tante che suonavamo.
Per un momento mi sembrò di tornare al passato, quando la magica voce di Dom si espandeva per tutta quella sala accompagnata dai nostri strumenti, quando mi perdevo dietro le note di quella tastiera seguita dagli accordi delle chitarre di Dan e Frankie.
«Aeth...» al suono della sua voce mi fermai di scatto voltandomi verso di lui, gli occhi un pò lucidi «....cosa ne è stato di noi?Perchè siamo arrivati a questo punto?»
Silenzio....cosa ne è stato?!Perchè?
Non lo so.
«Io....io....scusami Dan.» senza pensarci mi fiondai sul suo petto, scoppiando in un pianto liberatorio.
«io non volevo...non...non...sapevo. Sono una stupida. Giungo sempre a conclusioni affrettate. Rovino sempre tutto, ogni volta che faccio un passo combino un guaio. Scusami, scusami, scusami.» avevo preso a tirare dei leggeri pugni sulla sua maglia nera mentre il mascara e la matita che avevo si andavano a mischiare con le calde lacrime che lentamente bagnavano la sua maglietta.
«Aeth, aeth!» mi bloccò i pugni, afferrandomi per i polsi «smettila...» sorrise abbracciandomi.
«ehy...» mi alzò il mento, con una mano, mentre con un dito dell'altra mi asciugò le lacrime. Sorrideva. E il suo sorriso si faceva sempre più vicino.
Il mio cuore si bloccò per un secondo per poi ricominciare ad un ritmo sfrenato. Stava accadendo. Era vero.
Il volto di Daniel si fece sempre più vicino, fino a toccare le mie labbra, spalancai gli occhi per lo stupore nel ritrovare e riscoprire quel sapore che da molto si era sopito nella mia mente.
Mi lasciai trasoportare da quella dolce sensazione per....non so nemmeno io quanto. Ero persa. Tutto quello che mi circondava non era più nulla.
Daniel si staccò lentamente da me, senza allontanarsi troppo dal mio viso.
«sei una stupida» disse soffiando sulle mie labbra mentre io avevo ancora gli occhi chiusi.
Li aprii all'istante per vedere il ragazzo che mi sedeva accanto scoppiare in una sonora risata.
«Aethy, sei buffissima.»
«DAN!Io odio essere chiamata Aet...» ma le parole vennero bloccate dal dito che lui poggiò sulle mie labbra.
«se fossi venuta prima, invece di baciarti Richard, forse non saremmo arrivati a questo punto. Ma tu sei così ingenua, certe volte, che invece di venire da me, mi allontani....e vedi a cosa siamo arrivati.» continuò.
«Scusa...» abbassai lo sguardo.
«Ora basta.» si alzò prendendomi le mani e trascinandomi verso la porta.
«Dai, vai, che altrimenti Dom ti darà per dispersa.» aprì la porta spingendomi delicatamente fuori.
«Dan....scusami per quello che ti ho fatto»
«Non ti preoccupare...è tutto passato.» mi diede una piccola spinta «dai...vai Aethy che altrimenti non ti lascio più andare via»
Sorrisi, non mi arrabbiai per il fatto che mi chiamò Aethy...adorava chiamarmi in quel modo per farmi andare su tutte le furie ed era da tempo che non mi chiamava più così.
Mi allontanai per i corridoi, quando Daniel mi chiamò nuovamente.
«Ehy...Aeth...» mi voltai «non ho mai smesso di amarti!»
Gli sorrisi e solo muovendo le labbra gli dissi «Anche io...»
E mi misi a correre verso la sala grande dove mi aspettava ancora Dom, con un grandissimo sorriso sulle labbra
Si...decisamente penso che riusciranno a perdonarci...forse non subito, ma prima o poi...forse tutto tornerà alla normalità.

+.+.+

«Dom!Dai Dom!Alzati!»
«Che diavolo vuoi Aeth....» rispose la mia amica con la voce impastata dal sonno.
«Dobbiamo andare alla città delle rose»
«Sisi...tra un pò...»
Sempre la solita storia. Mi voltai guardandomi intorno, Sel, Man, Morg e Gen erano già uscite da un pezzo, i loro letti tutti sistemati e la camerata totalmente vuota, fatto eccezione per me e la mia amica.
«A mali estremi, estremi rimedi, te la sei cercata tu» sorrisi afferrando le coperte dal letto della Petitclaire e tirandole fino a lasciarla scoperta.
«Aeth, ti ho mai detto che sei una stronza?»
«Si, una miriade di volte, e so di esserlo, ma tra due minuti partono le carrozze, che ne dici di alzarti?»
«Ok...» si alzò finalmente, ma prima afferrò il cuscino e me lo lanciò appresso.
«Porc...Fanculo Dom!» ma prima che riuscissi a restituirle il favore era già fuggita in bagno.
«Guarda che questa me la paghi»
«Si certo, come no» mi fece eco dal bagno.
«Arrangiati!Ci vediamo giù»
Così mi incamminai verso la Sala Grande, erano un paio di giorni che non trovavo Dan in giro, e la cosa non mi andava bene. Per le scale incontrai Frankie...era arrivato il momento della resa dei conti anche con lui.
«Frank!»
«Ehy Aeth, come va?»
«Frankie...aspetta...io, ti volevo chiedere scusa...mi dispiace per quello che è successo, noi non volevamo fare del male a nessuno...» dissi tutto d'un fiato.
«Aeth...fermati, lo so. Ne ho già parlato con Dom, non ce l'ho con voi.»
«???» lo guardai stranita
«Voi non avreste mai voluto fare del male a nessuno, vero?»
«Frank....grazie. Sei il migliore» abbracciai anche lui. Era strano, loro due, Dan e Frankie, quelli che più dovevano essere incavolati con noi oltre che Morgana, ci avevano già perdonato.
«Ehy, guarda che Dan ti cercava»
«Cosa?»
«Si, ha detto di farti trovare alla città delle rose dove sai tu. Approposito...ho saputo!» mi rivolse un gran sorriso e se ne andò.
Rimasi immobile sorridendo.

+.+.+

«Come al solito se facciamo tardi non troviamo mai una carrozza libera.» sbuffai contro Dom.
«Uffa....che noia che sei.»
«Dai, qui c'è solo una ragazza» le dissi prendendola per un polso e trascinandola dentro.
La ragazza era nuova, quella che avevano smistato qualche giorno fa nella nostra casa, aveva lunghi capelli neri e occhi verdissimi, Labelle Snape se non mi sbaglio.
«La nuova arrivata» sorrise Dom.
Labelle non si scompose proprio, continuò a fissare al di fuori del finestrino pensando a qualcosa di lontano.
«Comunque, noi siamo Aethereally e Domitille, siamo nella stessa casa»
Ancora silenzio.
Io e Dom ci guardammo stranite...eppure non sembrava che quella ragazza volesse evitarci, era come se non avesse voglia di legare con nessuno. Era lo stesso sguardo che avevo io al primo anno, quando mi sentivo persa e sola in una scuola così grande. Lontana da tutti. Si insomma, prima di conoscere il gruppo degli otto.
La carrozza si fermò dopo pochi minuti.
Qunado aprimmo la porta, la città delle Rose era ancora più bella se possibile, ricoperta di neve, ma nonostante tutto le rose continuavano a crescere imperterrite, evidentemente protette da qualche incantesimo.
Poco distanti da noi, vidi passare due ragazzi.
«Ahron!Alex!» Li salutai, anche se Domitille mi rivolse un'occhiataccia.
Scusami amica mia, ma non ce la faccio più a vederti così. So che tu tieni ancora a lui ed è venuto il momento di chiarirvi.
«Aeth, Dom» ci salutò Ahron.
«Ehy, Ahron, che ne dici di accompagnarmi a far....» non terminai la frase che Dom mi prese per un braccio tirandomi un pizzico, ma continuai «a fare un giro?»
«Certo, con piacere!» rispose.
Mi voltai verso la mia amica, sorridendole. So che non me lo perdonerai. Scusa.
«Allora ci vediamo dopo, al pub, ok?»
E mi incamminai con Ahron.
«Allora, piccola, che si dice?»
«Sembra che tutto stia tornando lentamente alla normalità» sorrisi, calciando una piccola pietra.
«Mi fa piacere e...con lui?»
«Ahron» lo guardai stranita.
«Non ti preoccupare, puoi parlarmene....se non posso averti come ragazza, preferisco averti come amica...»
«Grazie» sorrisi. «Comunque, tutto bene, sembra che anche con lui le cose stiano tornando alla normalità»
«Mi fa piacere....»
«Ahron, ma cosa è successo ad Alex?» mi fermai di botto, voltandomi verso di lui
«Mi crederesti se ti dicessi che non lo so?»
«Ma è il tuo migliore amico!» replicai.
«Aeth, non c'è bisogno che me lo ricordi....ma quando si va sull'argomento *Dom* resta in silenzio»
Rimasi in silenzio per tutto il resto del tragitto....a pensare. Perchè, diamine, quel ragazzo si comportava così?!
Poco dopo, Ahron mi lasciò sola, dicendo che doveva sbrigare alcune faccende....mi strinsi nel mio cappotto, continuando a camminare per le vie illuminate da mille colori della città, sarei dovuta andare a cercare un vestito, o dei regali. Ma non ne avevo voglia.
Così mi gettai su una panchina fermandomi ad osservare i passanti. Era tutto così strano, non sopportavo di vedere Domitille così abbattuta e nello stesso tempo non riuscivo a capire cosa diavolo gli prendesse ad Alex.
Dal cielo cominciarono a cadere, nuovamente, dei leggeri fiocchi di neve.
«Madamoiselle!»
Mi ritrovai avanti agli occhi una splendida rosa bianca e sorrisi, poco dopo Dan si sedette al mio fianco avvolgendomi un braccio attorno alle spalle e tirandomi a sè.
«Come mai tutta sola?»
«Pensavo»
E' strano, tutto così strano, ritrovare il calore del suo abbraccio, risentire la sua voce accanto alla mia, stringere il suo corpo.
«Vieni, andiamo a fare un giro.» mi prese la mani trascinandomi via da quella panchina.

+.+.+

Martedì. Storia della Magia...odio questa materia. Non la tollero, è così tremendamente noiosa.
Quasi tutti nell'aula sonnecchiano, parte le ragazze intente a rimirare la *bellezza* del professore.
Dom, al mio fianco è persa chissà dove. Le giornate stanno trascorrendo veloci, troppo anche. Tra meno di cinque giorni sarà Natale....la scuola si svuoterà, tutti torneranno alle loro case, tranne alcuni di noi.
Daniel e Julienne, quest'anno mi hanno chiesto di rientrare a casa, ma ho preferito dire di no. Ormai è una tradizione restare qui anche per Natale e poi non mi va di lasciare sola Dom.
Finalmente la grande campana batte i suoi rintocchi e anche l'ultima lezione della mattina è terminata, Pierre al mio fianco scivola via senza nemmeno salutare, in questi giorni è strano.
Tutto il gruppetto Sfingi si allontana ridacchiando, compresa la Lacey, anche l'amica di Ozon è tra loro, Juliet, e stranamente anche la Dumont.
In questo periodo non provo nemmeno più divertimento nel prendere in giro le secchione Sfingi. Quest'aria natalizia mi dà sui nervi.
Odio il Natale, così come tutte le altre feste.
Il loro significato si è perso e ciò che ne resta è solo una stupida festa ipocrita e consumistica.
Persa nei miei pensieri non mi accorgo nemmeno della ragazza che mi viene addosso.
«Guarda dove metti i piedi, imbranata» urlo stizzita alla ragazza bionda china sugli innumerevoli fogli di pergamena che sono caduti dalla mia borsa.
«Leva le tue mani» inutile, l'inchiostro si è già sparso su tutti i fogli.
«Gratta e Netta, e ora levati»
«Scusa non volevo.»
«Aurelie, ti conviene spostarti da qui, oggi non è giornata» dissi riponendo la bacchetta all'interno del mantello.

Aethereally dripped at 16:12
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sabato, 03 dicembre 2005

Ho come la sensazione che quelle tre stiano tramando qualcosa. Ne sono sicura. Glielo leggo negli occhi ogni volta che le incontro. Il che è molto facile dato che, purtroppo, apparteniamo alla stessa casa.
Non ce la faccio più. Davvero. Mi sento esausta e non riesco più a sopportare tutti questi litigi. Sarò tutto quello che volete, avrò mille aggettivi negativi che mi caratterizzano, ma anche io arrivo ad un limite e ora mi sento sopraffatta da tutto. La punizione con la Fleurdhiver è sempre più pesante, i compiti sono aumentati, Lorelai e Shannyn ci guardano ogni volta con quell'aria da superiori perchè noi siamo in punizione e loro no, e anche il fantastico trio. Dobbiamo sempre guardarci le spalle e sono sicura che non riuscirò a farlo ancora per motlo. Arriverà il momento in cui anche io abbasserò la guardia e allora succederà qualcosa.
Inoltre sono ricominciati gli allenamenti di Quidditch. Bene, anzi benissimo. Siamo ancora in squadra, ma il lavoro è triplicato perchè abbiamo saltato un mese di allenamenti. E la partita e tra meno di due settimane. Sfingi contro Thestrals.
E poi....è difficile da sopportare la visione di Daniel e Manon nella squadra. Si. E' insopportabile, anche se qualcosa tra quei due sembra cambiato.
Comunque, è arrivata la neve, prima ma è arrivata, ed è splendido.
Vedere tutto così bianco, candido e puro...mi fa quasi impressione.
Oggi camminavo sulla riva del lago, la neve cadeva lentamente poggiandosi tra i miei capelli e mi è tornato in mente un vago ricordo. Una sera passata con Daniel sotto la nostra quercia, la quercia degli otto. Era tutto così magico. E tutto così lontano.
Tremendamente lontano...

«Mi spieghi cosa diavolo ti prende?!»
Qualcuno stava litigando nella vecchia aula di pozioni, non volevo sentire, alla fine non poteva importarmi nulla di quello che succedeva tra i vari studenti, ma quella voce mi fece fermare.
«Lasciami stare. Non voglio avere più niente a che fare con te!Mi hai solo usata»
Quella voce rotta dai singhiozzi apparteneva sicuramente alla Bouringer e se due più due fa quattro, la persona con cui stava discutendo era Daniel.
«Si può sapere che cosa ti ho fatto?!Da quando mi sono svegliato non ti ho mai visto, ti sei allontanata e potrei gentilmente saperne il motivo?Noi stavamo insieme»
«E qui che ti sbagli...noi non siamo mai stati insieme...tu non mi hai mai amata»
«Man...»
«Lasciami finire!»
«Hai sempre visto in me quella stronza della Vìemeère, tu hai sempre amato lei, non me...io ero solo....la ruota di scorta, solo un rimpiazzo. Tu hai continuato ad amare lei. Sempre. E la prova è stata quando...quando...»
«Quando?»
«Quando hai sussurrato il suo nome. Quando tu eri in coma, non hai chiamato me. Ma lei. Eppure io ti ero sempre stata vicina e tu no...anche nei tuoi sogni pensavi a lei. Era lei che volevi vicino a te, era lei che desideravi avere accanto»
«VEDI!Non rispondi.»
«Mannie.»
«Non chiamarmi così!Non ne hai il diritto!»
«Mannie, forse è vero, io non posso dimenticare ciò che c'è stato tra me e Aethereally, ma non ti ho mai usata, se sono stato con te, se ti ho baciata è perchè lo volevo. Perchè non ti ho mai visto come lei. Tu eri e sei diversa. Siete due persone differenti e...»
«tu ami lei. Dimmi solo questo, se tu dici di non aver mai visto lei in me, abbi il coraggio di guardarmi negli occhi e dirmi che non la ami»
Silenzio.
Solo e unicamente silenzio.
E il mio cuore che perde un battito.
«Vedi. E allora vai da lei. Se è questo che vuoi. Non prendermi in giro nuovamente»
«Man, io non voglio perdere la tua amicizia»
«O me o lei» Freddezza nelle sue parole.
«Perchè?!Perchè dovete farvi questa stupida guerra?Perchè siete così ingenue!»
«Non la difendere!Ti ha quasi ucciso e ha quasi ucciso anche la mia migliore amica e il tuo migliore amico.. Non ti dice niente questo?»
«Non lo volevano. Perchè dovete sempre giudicarle?!Perchè non provate a capire Domitille e Aethereally. Perchè nessuno ci riesce?»
«Sei uno stupido. Tu sei troppo legato a loro»
«Domitille è una tra le mie migliori amiche. Abbiamo passato quattro anni insieme, tutti. E anche Frankie. Anche lui non vuole questa stupida guerra. Sappiamo tutti che hanno sbagliato, che si sono comportate male ma...»
«Loro la devono pagare»
«Addio Daniel»
La maniglia si abbassò nuovamente e questa volta, finalmente, la porta si aprii. Riuscii a nascondermi dietro l'angolo, trattenendo il respiro. Dei passi veloci sul tappeto che si allontanavano.
«Man!»
Per cinque minuti sembrò che tutto si fosse bloccato. E così anche io. Non riuscivo a muovermi, se avessi mosso un passo mi sarei potuta scontrare con Daniel e non avrei retto il suo sguardo.
Immersa nei miei pensieri non mi accorsi che, però, il ragazzo si era mosso ed aveva svoltato l'angolo...Così mi ritrovai i suoi occhi color nocciola puntati nei miei.
A stento riuscii a realizzare cosa stesse succendendo che lui mi prese per un polso e mi trascinò via.
«Vieni con me» mi disse mentre mi tirava per i corridoi.
«Dove vuoi andare!Daniel!Fermati, cosa vuoi da me» invano cercai di liberare il mio polso dalla sua stretta.
«Zitta e seguimi, dobbiamo chiarire delle cose io e te»
«uh?»
«Non fare la finta tonta, possiamo partire dal tuo monologo in infermeria quando io ero in coma, perchè si, ho sentito ogni tua parola, ad arrivare fino a Manon e a Maeva» senza voltarsi continuò a parlare, ma io ero impietrita. Aveva sentito tutto. Ogni singola parola. Tutto quello che gli avevo confessato.
Per un pelo non inciampai. Ormai non vedevo più il tappeto che scorreva sotto i miei piedi, non vedevo il volto stranito delle persone che ci guardavano, non vidi nemmeno Domitille che si stava avvicinando ma che evidentemente fu bloccata da un'occhiataccia di Daniel. I miei pensieri erano tornati a quelle parole in quella stanza.
Dannazione.
Eravamo arrivati fuori il campo di Quidditch, quando Reeves mi strattonò così forte da farmi quasi cadere.
«Allora, ora o parli o parli Aeth, mi sono stancato di tutta questa situazione. Un giorno mi vieni vicino, mi dici che mi amavi e che per colpa del mio comportamento con Maeva tu ti baciasti con Richard, senza darmi il tempo di fiatare, poi te ne esci con il tuo monologo. Io non ci capisco più nulla. Manon mi odia e...voglio delle spiegazioni»
«Dan io...io...» fui strattonata nuovamente dal ragazzo, nei suoi occhi si intravedevano una miriade di emozioni contrastanti.
«Smettila!Mi fai male!»
«Aeth, per piacere...» allentò la presa al mio polso fino a lasciarlo libero «quella sera a Natale, fu tutto un equivoco, Maeva era ubriaca e mi aveva chiesto di accompagnarla in stanza e così feci, solo che durante il traggitto stava cadendo e fui costretto a prenderla in braccio, nel momento in cui la adagiai sul letto Maev si alzò per ringraziarmi con un leggero bacio a fior di labbra, tu entrasti ma non ti dissi nulla perchè non lo ritenevo importante, non avevo capito che tu avessi confuso tutto. Quando il giorno dopo ti vidi con Richard fu un colpo....io...io provavo qualcosa per te.»
Senza il mio permesso una lacrima solitaria solcava il mio viso.
Stupida. Sono una stupida.
Perchè arrivo sempre a conclusioni affrettate?!Perchè?
«Aeth» quasi un sussuro «diamine, oggi è la terza ragazza che faccio piangere nel giro di un paio d'ore» sorrise.
Da quanto non vedevo il suo sorriso?
«Voglio sentirtelo dire»
«Cosa?»
«Ripeti ciò che dicesti in infermeria»
«Io....»
«Forse ho interrotto qualcosa»
Ecco. Lo sapevo.

Aethereally dripped at 18:13
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sabato, 19 novembre 2005

Odiosissime Sfingi. Se era questo il loro intento, bè l'hanno raggiunto e ottenuto abbondantemente. Se solo ci penso mi sale una rabbia al cervello che....prenderei la prima cosa che mi capita tra le mani e gliela scaglierei contro senza risentimento.
Non bastava tutto quello che stava succedendo, si dovevano mettere in mezzo anche loro e via libera alle bacchette e nuovamente incantesimi che volavano a destra e a manca.
Con l'unica differenza che questa volta abbiamo suscitato l'attenzione di mooolti ragazzi e che qualcuno di loro non si è fatto gli affaracci suoi andando a chiamare subito la Fleurdhiver.
E quale scusa migliore per punirci sia di aver alzato le bacchette, sia di aver ucciso quasi tre ragazzi?!E logicamente chi poteva finire sotto tutto questo?!
Io e Domitille.
Logico no?!
Chi altro?
La Lacey e l'Orange non sono state proprio chiamate in causa e mentre siamo state costrette a seguire quella strega nel suo ufficio, sui loro volti era ben chiaro quel sorrisino da *così-imparate*.
Stupide. Sono a dir poco sicura che l'hanno fatto apposta.
E ora per la millesima volta siamo qui,  rinchiuse tra queste odiossissime mura. La Fleurdhiver parla ma non una parola si ferma nel mio cervello. Non la sto ascoltando, ancora troppo arrabbiata per quel che è successo.
Non solo siamo costrette a vivere nel rimorso di ciò che è successo a due dei nostri amici e a Morgana, non solo tutti ci hanno voltato le spalle, non solo tutti ci giudicano, ma ora dobbiamo subire anche gli scherzi di quelle due stupide? Non lo accetto.
«...non basterebbe l'espulsione per farvi scontare tutto quello che state combinando, non so chi vi protegga ma se fosse stato per me, voi eravate già da qualche parte là fuori, lontano da queste mura. Non vi basta aver mandato in infermeria tre ragazzi?Perchè io so che siete state voi la causa di tutto questo, lo so e ne sono certa anche se non ne ho le prove. Anche duellare tra i corridoi. Oh no, avete passato il limite, una volta ve la siete cavata con una misera punizione, ora non sarà così...»
«Ma professoressa!La Lacey e l'Orange...» Domitille, al limite della sopportazione, era esplosa.
«Stia zitta Petitclaire. Non l'ho interpellata.»
«Prof...» iniziai.
«SIlenzio. Vi voglio qui ogni sera a tempo indeterminato, insieme discuteremo della vostra punizione. Ora....FUORI di qui.» sentenziò tappandoci la bocca.
In silenzio ci alzammo e uscimmo da quella stanza.
«La odio.» sussurrai.
«Non sei l'unica. Lei e le sue dannatissime e amatissime Sfingi.»

+++++

Correvo, correvo senza fermarmi. Intorno a me era buio, qualcosa mi graffiava, mi lacerava la pelle mentre io continuavo a correre. Senza sosta.
Le lacrime copiose scivolavano sul mio volto, cadevo e mi rialzavo e ancora correvo.
Poi come se fossi caduta in un baratro, una dolce sensazione mi pervase il corpo.
Qualcosa sfiorava i miei capelli debolmente.
Aprii gli occhi di scatto, evidentemente mi ero assopita in infermeria, le braccia incrociate poggiate sul candido lettino e la testa appoggiata ad esse.
Tirai una mano a stropicciarmi gli occhi, socchiusi a causa della troppa luce. Dalle finestre filtravano i primi raggi del sole.
Diamine, mi ero proprio addormentata. Eppure sentivo ancora qualcosa che mi accarezzava leggermente i capelli.
Mi voltai lentamente e fu come se una lama gelida avesse attreversato il mio cuore. Squarciandolo e dilaniandolo di felicità.
Quegli occhi color nocciola erano aperti e sul volto del ragazzo era dipinto un lieve sorriso.
Rimasi immobile a fissarlo non sapendo cosa fare, da un lato volevo saltargli al collo dalla felicità, dall'altro ero bloccata dalla paura. Ero terrorizzata. Spaventata di un suo giudizio, spaventata di sentire nuovamente il tono freddo delle sue parole. Ero lì, ferma che lo fissavo e lui fissava me.
Ma non sembrava stupito nel vedermi lì. Continuava a guardarmi. Ed era tutto così diverso, mi guardava come quando stavamo ancora insieme e non ne capivo il motivo.
Poi mi venne in mente una persona. Forse, lui vedeva Manon al posto mio. Ed era per questo che sorrideva.
Mi alzai mentre la porta dell'infermeria cigolava e la figura di Madama Cecile entrava in quella stanza.
«Scusa» sussurrai voltandomi e uscendo di corsa.
La donna, ancora ferma alla porta non capì il motivo del mio comportamento, fin quando non vide il ragazzo sveglio.
Ora, era tutto finito.
Tutto sarebbe tornato come prima. I soliti Dan e Aeth. Anzi, ora peggio di prima.
Nel lungo corridoio incontrai Manon che mi rivolse uno sguardo pieno d'odio.
Mi limitai a camminare, e quando le fui di fianco le sussurrai.
«ora è tutto tuo»

Frankie si svegliò circa un'ora dopo.
Ora sarebbe stato tutto perfetto se anche Morgana si fosse svegliata.

Aethereally dripped at 20:11
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martedì, 15 novembre 2005

Non ce la faccio più. Non riesco più a camminare per questi corridoi e tenere la mia solita testa alta di una stupida ragazzina sfacciata e viziata.
Non ci riesco.
La storia si è modificata, è cambiata a piacimento di chi la narra, e tutti i diti sono puntati su di noi, tutti ci giudicano, ci deridono, ci odiano. Siamo noi le uniche cattive.
Preferivo che le lezioni non fossero più ricominciate, mai più. Che la Fleurdhiver ci avesse rinchiuso nelle nostre stanze ancora per molto, e invece no, siamo state obbligate a rifrequentare le lezioni senza avere un accenno alla nostra punizione. Non si sa ancora niente, e la cosa mi fa andare sui nervi.
Sento gli sguardi puntati su di noi, irrimediabilmente in ogni luogo in cui Aethereally e Domitille poggiano i loro piedi, tutti alzano automaticamente lo sguardo, bisbigliando al compagno e osservandoci come delle bestie rare in una gabbia.
E tutto questo fa male, mi sta uccidendo moralmente e spiritualmente e so che la persona che mi cammina al fianco non sta meglio di me.
Non so che fare. Entrembe stiamo soffrendo, e molto, vorrei potermi avvicinare, parlarle e cercare di tirarla su di morale, ma non ci riesco, non riesco ad essere felice quando dopo due settimane Morgana, Frankie e Daniel sono ancora lì, immobili, su quei letti. Non riesco a far altro che abbracciare la mia amica e piangere.
Ci stiamo nascondendo dietro mille bugie e irrimediabilmente pesano.
Vorrei che la Fleurdhiver mi dicesse di preparare i bagagli e andare via, fuggire, abbandonare questa scuola, forse era la soluzione migliore, insomma, me lo sarei meritato. Ma sembra che quella strega goda nel vederci così. Lo sento.
La odio. E mi odio.
Stupida bambina viziata.
L'unica cosa che mi rincuora e l'aver saputo che almeno Daniel ha mostrato segni di ripresa. E sembra che sia accaduto lo stesso per Frankie. Anche se si continua a dire che fin quando non avranno aperto gli occhi, saranno ancora in pericolo.
La porta dell'infermeria si staglia avanti a noi in tutto il suo pallido candore.
Muovo un passo avanti, affacciandomi dall'apertura sulla porta per vedere se c'è qualcuno all'interno di quella stanza. Nessuno.
Tiro un sospiro di sollievo, accennando con un lieve movimento del capo la via libera.
Entrere in quella stanza mi fa sempre e ancora uno strano effetto. La prima volta che c'entrai, dopo l'accaduto, non resistetti per più di cinque minuti e scappai fuori in lacrime. Fu il giorno che incontrammo Eugènie.
Ora, ho *diciamo* fatto l'abitudine a vedere i corpi di tre persone immobili su quei lettini. Se non fosse per il pallido biancore dei loro visi si potrebbe dire che stiano solo dormendo.
Già.
Solo dormendo.
Un sonno dal quale magari non potrebbero più svegliarsi.
Il fastidio del soltio pizzicore agli occhi si fa sentire nuovamente, ma ricaccio le lacrime indietro avvicinandomi al letto di Frankie, se solo ripenso a quante cose abbiamo passato insieme, a quanti bei momenti, a quanti ricordi.
Domitille è affianco a me. Fissa il corpo immobile. La guardo, quanto vorrei poterle leggere nella mente, sapere cosa pensa dietro quell'apparente volto serio, sapere quanto dolore è celato nei suoi occhi.
Mi continuo a piangere addosso, non accorgendomi che c'è chi sta più male di me. Lei si sente in colpa. Perchè io mi crogiolo nel dolore, lei mente per salvarci. La ammiro.
«Dom....»  per un secondo stacca gli occhi da quel leggero lenzuolo bianco. Per un secondo vedo la tristezza nei suoi occhi.
«Aeth....giurami che non mi lascerai mai sola» una leggera lacrima fugge dai suoi occhi mentre la abbraccio cominciando a piangere. Le nostre lacrime si uniscono nel dolore.
«Io ci sarò, ci sarò sempre Dom....sempre. Qualsiasi cosa accada, ci sono anche io dentro e l'unica cosa per cui sono felice e che accanto a me ci sia tu. Ho paura come te. Esattamente come te. E ti voglio bene, promettimi che farai lo stesso con me. Ti prego. Promettilo, perchè sei l'unica persona che mi è rimasta» una frase spezzata dai singhiozzi.
Un cenno affermativo....
«andiamo?» mi chiede, asciugandosi le lacrime col polsino della camicia.
«ti dispiace se resto qui un altro po'?ti raggiungo dopo, ok?!»
Si gira dirigendosi verso la porta mentre il mio sguardo si punta su un'altra figura.
«Daniel» sussurro avvicinandomi al suo lettino.
I capelli spettinati come al solito che gli ricadono sugli occhi color nocciola da troppo chiusi.
Lo guardo attentamente mentre con un dito disegno i contorni del suo volto.
«Mi manchi» riesco a sussurrare mentre le lacrime si appropriano nuovamente del mio volto.
Mi accascio sulla sedia, stringendo tra le mie mani la sua, troppo fredda.
«Scusami....scusami, scusami, scusami. Sono una stupida. Ho paura di perderti, anche se....ti ho già perso. Tu stai con Manon e quando ti sveglierai tornerai da lei, non degnandomi nemmeno di un tuo piccolo sguardo, ho sbagliato. Ti ho allontanato da me e non riesco a non pensare che riesco ad avvicinarmi di più a te ora che sei qui, su questo stupido letto, che quando eri sveglio. Diamine, parlo da sola, a che punto sono arrivata, tu non mi senti e io ti sto apertamente dicendo che mi manchi, che ti rivorrei con me e so che non te lo dirò mai quando sarai sveglio, perchè si, tu aprirai i tuoi occhi...e non te lo dirò mai perchè sono troppo orgogliosa e ancora non riesco a digerire quello che mi hai fatto con Maeva, e ti amo....diamine se ti amo. E' palese. E più ti allontano da me più tu mi entri dentro. Hai presente quel detto che dice * ci si accorge di amare una persona solo quando non la si può avere più?*»
Mi volto di scatto sentendo delle voci provenire dal corridoio, dall'apertura sulla porta scorgo il profilo di Manon, intenta a parlare con Eugènie.
E'  troppo tardi per uscire fuori. Guardo in giro per trovare un riparo, un nascondiglio, se mi vedessero là mi ucciderebbero.
Il mio sguardo cade su un lettino poco distane con delle tendine, mi ci stendo tirando le tende, non dovrebbero vedermi, si spera.
Non vedo quello che fanno le due ragazze, ad un certo punto le loro ombre si dividono. Una delle due si avvicina al letto di Dan, credo sia Manon.
«Dan, quand'è che ti sveglierai?!»
Sono le uniche cose che riesco a sentire....poi attimi interminabili di silenzio.
Non so, credo di essermi assopita, perchè sono sicura di aver sentito, anche se in lontananza la voce di Daniel che chiamava il mio nome.
Era sicuro un sogno.
Stavo per tirarmi un pizzicotto quando sentii la porta sbattere e la voce di Eugenie che urlava il nome dell'amica.
Dei veloci passi sul pavimento e nuovamente la porta aperta e richiusa.
SIlenzio.
Le lacrime erano tornate.
Uscii dal nascondiglio fiondandomi sul letto di Daniel. Non era un sogno. Le dita del ragazzo si muovevano, anche se lentamente e leggermente strizzava gli occhi come per cercare di uscire da un incubo nel quale era incatenato.
Mi venne quasi un colpo. In un secondo mi ritrovai il volto di Daniel a due centimetri dal mio, pensavo che fosse solo frutto della mia immaginazione, ma all'improvviso il ragazzo spalancò gli occhi e più in là anche Frankie era scattato a sedere.
Poi, entrambi ricaddero sul letto. In un attimo, così come si erano svegliati così erano crollati.
Schizzai verso lo studio di Madama Cecile.
«Madama!Madama!Venga presto!» non sapevo se avere paura o se essere contenta.
Madame mi seguì in gran fretta, in silenzio le indicaii i due ragazzi. La donna si chinò su di loro esaminandoli, prima uno poi l'altro, poi un largo sorriso si estese sul suo volto.
«Cosa succede?!»
«Il battito è tornato normale. Stanno migliorando.»
Quasi non urlai.
«Si risveglieranno?!Ma perchè si sono svegliati e poi sono ricaduti nel sonno?!e perchè contemporaneamente?!»
«Non so...ma si sveglieranno....»
Non mi curai più di lei, corsi via, non so contro quante persone mi imbattei, arrivai alla nostra sala comune col fiatone. Entrai nella stanza sbattendo la porta, Dom era distesa sul letto.
«DOM!Si sveglieranno!!Frankie e Dan si sveglieranno!» ma in un secondo il mio entusiasmo si spense. Morgana. Lei era ancora lì. Immobile.
Domitille scattò in piedi raggiungendomi.
«Andiamo» disse tirandomi per il braccio.
Ci diriggemmo nuovamente verso l'infermeria, correndo, il tappeto scivolava  veloce sotto i miei occhi e i miei piedi.
Per un pelo non ci scontrammo addosso a due ragazze.
«Guarda, guarda. Il povero duo combina guai?!Come mai quei volti?!cosa sarà successo di così tremendo?!Avete rischiato di far morire altre persone?»
Quella.Dannatissima.Voce.
Lorelei.
Alzo lo sguardo puntandolo negli occhi di quelle due, Shannyn e Lorelei, ferme davanti a noi, con un sorrisino complice dipinto sul volto.
Dom si irrigidisce ma le prendo il braccio continuando a camminare.
«Ohh...dove sono finite le due *non-mi-parlare-sennò-ti-spacco-il-muso?»
Lacey.
Basta.
«Ora basta. Cosa diavolo volete da noi?!» ci mancavano solo loro. Solo loro per completare il quadro.

Aethereally dripped at 20:26
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Aethereally's Diary:

Aethereally è un personaggio inventato dalla mente malata della Aeth per il gioco di ruolo Beauxbatons. Non ha nulla a che vedere con riferimenti a persone, cose e/o luoghi esistenti. Ne è vietata qualsivoglia sorta di riproduzione.

Aethereally

Aethereally è nata il 14 Dicembre di sedici anni fa. Orfana dall'età di quattro anni, viene adottata da una giovane coppia di Purosangue, con i quali vive tutt'ora nella città Francese di Nizza. Viziata ed adorata dai genitori adottivi, viene spinta ad odiare i Messosangue ed i Babbani svilluppando, così, un odio profondo verso queste persone. Bella d'aspetto: alta e magra con lunghi capelli scuri e occhi color del ghiaccio, non ha un carattere dolce. Cocciuta, caparbia, testarda, egocentrica, cattiva, perfida, vendicatrice, orgogliosa sono aggettivi che le calzano a pennello. Anche se apparentemente sembra non avere un cuore, prova anche lei dei sentimenti come la paura e la tristezza, che talvolta riemergono come un fiume in piena. A Beauxbatons è stata smistata nella casa dei Thestral e ne và fiera. Faceva parte del gruppo degli otto, ma l'unica persona con cui ha mantenuto un buon rapporto è la sua migliore amica, Domitille. Passa molto del suo tempo con lei e con Sèline e insieme sono state soprannominate le "tre combina guai" della scuola, amano i casini ed il pericolo ed hanno rischiato più volte l'espulsione. Durante la loro permanenza a Beauxbatons, hanno dato fuoco a gran parte della Bibliteca ed hanno fatto sparire la maggior parte dei libri di Difesa Contro le Arti Oscure. Aethereally ha una relazione con il capitano della squadra di Quidditch, Daniel Reeves...

She Love:

Ama la sua casa ed il Quidditch (ha il ruolo di Cacciatrice nella squadra dei Thestrals), ama Daniel, gli animali rari (ha un falco di nome Fiàr), la pioggia ed i guai. Ama il lago e le sue acque, anche se al contempo ne è spaventata. Adora la altezze e suonare il piano. Rimanere ferma a riflettere sotto la pioggia. Ama il profumo delle strade bagnate e dell'erba appena tagliata, ama le arti oscure e pozioni

She Hate:

Odia i Mezzosangue e i Babbani, odia il terzetto Reinassance-Bouringer-Holmes. Odia storia della magia e divinazione, odia perdere e chi le mette i bastoni tra le ruote, non ottenere quello che vuole. Odia litigare con le poche persone che realmente contano per lei.

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Anja Gauthier
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Axel Lenhard
Camille Monet
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Eileen Andersson
Elisewin Ricoeur
Eugenie Reinassance
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